Windows 10: un grande progetto naufragato

L’idea di questo articolo nasce da un paio di miei recenti post sull’ottimo Windows Blog Italia, a mio avviso l’unica comunità Microsoft italiana degna di essere frequentata sia per serietà che per completezza degli argomenti trattati.

I post riguardano il tema del giorno nel mondo della ICT: l’addio di Terry Myerson a Microsoft cui ha fatto seguito un forte riposizionamento dei manager ed una notevole riorganizzazione interna delle attività industriali che, fra le varie cose, ha portato windows 10 a perdere notevolmente di importanza come centralità del prodotto (e presumibilmente budget).
Difficile dire se questo nuovo contesto aziendale sia frutto dell’uscita di scena di Myerson o se, al contrario, esso ne sia la causa. L’unica cosa che sappiamo è che nella sua lettera ai collaboratori Myerson dice “Ne parlavamo già da tempo ed ora è diventato realtà”.
Dunque, comunque siano andate le cose, non una scelta improvvisa da una delle due parti ma qualcosa di meditato e che già era nell’aria.
A mio avviso, ma evidentemente si tratta di una congettura, alla base di tutto c’è la decisione di Nadella, presa ormai da lungo tempo, di rendere Windows “uno dei prodotti Micrososoft” e non più “IL prodotto Microsoft”. Decisione peraltro obbligata visto l’andamento dei ricavi nel quale i proventi delle licenze vangono sempre più chiusi nell’angolo da quelli del software applicativo, primo fra tutti Office365, dei servizi e di Azure.
Ad aggravare la situazione vi è la prospettiva futura delle vendite, che se da un lato dipinge un quadro sempre più fosco per il sistema operativo, dall’altro è più che rosea per tutto ciò che riguarda gli altri elementi trainanti.
Per concludere occorre dare anche un’occhiata agli investimenti.
Microsoft è impegnata su moltissimi fronti della ricerca, e sono tutti ad elevatissimo costo sia finanziario che di risorse umane… per citarne due la ricerca sull’intelligenza artificiale, che vede impegnate migliaia di figure professionali e, nuova, quella del calcolo quantistico, che ha dei costi semplicemente proibitivi e nessuna speranza di rientro dagli investimenti nel breve termine.
Per non parlare di Azure, che se è vero che è la nuova gallina dalle uova d’oro di Redmond, va notato che lo è a prezzo di continue spese sia in espansione geografica della rete che di potenziamento dei Data Center.

Insomma in questo quadro, molto positivo nel suo complesso, stona vedere nel core business un elemento che ormai è ridotto solo a vivacchiare e che non ha nessuna realistica possibilità di tornare ad essere trainante.

Dunque una decisione inevitabile quella di Nadella.

Myerson è un purosangue, un cavallo di razza… un vero manager, e nessun manager accetterebbe mai di veder collocare sè stesso e la sua area di competenza al di fuori del centro dell’interesse aziendale.
Dunque forse non un licenziamento, come ventilato da più parti, ma quanto meno un aver creato delle condizioni che hanno poi reso inevitabile l’abbandono.

Bene, dopo questo lunghissimo preambolo veniamo al tema: che fine ha fatto il progetto Windows 10?

Il progetto Windows 10 venne annunciato da un Nadella fresco di nomina, entusiasta e pieno energie, come la rivoluzione che avrebbe condotto Windows (evidentemente il suo kernel) ad essere esguito su ogni tipologia di dispositivo, dalla gtrande macchina fino al piccolo embedded della IoT.
Io fuoi fra quelli che si sballicarono dalle risate… e fui fra quelli che poco dopo dovettero mangiarsi il cappello quando Raspberry presentò la sua piastrina grande come un pacchetto di sigarette con sopra un Windows 10 funzionante.
Colpo di fulmine, buona parte della vita passata a sviluppare software per Windows, appassionato della nuova architettura “bicefala” che aveva visto la luce già con Windows 8… mi appassionai immediatamente al progetto e ne fui per diverso tempo fra i più fervidi sostenitori.

Un piccolo passo indietro: da cosa nasceva l’esigenza tradotta in opera tangibile da Ballmer prima e da Nadella poi?
Nasceva dall’obsolescenza del vecchio concetto di sistema operativo, che per decenni aveva continuato a migliorare sè stesso senza mai giungere ad una svolta in termini di architettura.
Questo aveva condotto gli OS ad essere innanzi tutto troppo insicuri per il paradigma attuale (da qui l’introduzione del Subsystem RT da parte di Ballmer) e troppo legati al classico concetto di “computer” in un modo che ormai vedeva come imprescindibile l’unificazione dei cento oggetti ad elevata tecnologia con i quali ogni giorno si è in contatto (la svolta di Nadella).
Lo stesso sistema operativo, lo stesso software, gli stessi dati e lo stesso account OVUNQUE!

Tutto ciò aveva un senso, tutto ciò aveva ottime prospettive di mercato, tutto ciò si iniziò a farlo… e tutto ciò è abortito.
Inutile girarci attorno, il progetto è abortito. E’ morto, è kaput, è andato.

Di quel meraviglioso progetto resta solo il sistema operativo Desktop e la Xbox, troppo poco per competere ed ancor più per sperare di poter ricominciare a competere, perchè Microsoft dovrebbe riprendere da zero laddove i competitor non hanno mai cessato per un istante di investire.
Non ha senso, ora che siamo ad un passo da una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche della civiltà industriale, tentare di difendere le posizioni di sistema operativo a piattaforma non unificata ma unica.
Non si vendono più sistemi operativi ma ecosistemi… questo lo scrivevo nelle comunità BlackBerry per tentare di spiegare l’inizio della fine di quel glorioso brand, e questo a maggior ragione vale oggi che sono passati anni e tutte le tecnologia, anche grazie alla stessa Microsoft, si sono fatte ancor più interconnesse ed interoperanti.
Non ha senso. non ne ha perchè il mercato ormai è abituato ala completa libertà di scelta e di dialogo ra componenti eterogenee e PRETENDE di averla.

NON-HA-SENSO!

Ora mi pare inutile stare a discutere sul perchè è successo, se e dove sono le colpe del naufragio e quali sarebbero le teste da tagliare… è successo e occorre prenderne atto.
Ma poi esistono delle reali colpe interne a Micosoft?
Mi pare sia diventato uno sport bastonare questa o quella figura di spicco, ma in realtà si tratta solo di un modo per negare la realtà dei fatti: non è Microsoft ad aver sbagliato ma sono i suoi competitor ad essere andati più in fretta di ogni più pessimistica previsione.
Diciamola come va detta: sono stati più efficienti, più determinati. probabilmente più ricchi ed in fin dei conti… più bravi del previsto.
Anzi, togliamo il “del previsto”… sono stati più bravi, punto.

PC, portatili, telefoni, wearables, televisori, home automation, car automation, infotainment, set top box… Apple e Google sono ovunque e tutto parla ed interopera con tutto il resto.
Stesso software, stessi dati, stesso sistema operativo e stesso account.
Il sogno di Nadella già pronto, funzionante e disponibile da almeno due anni a questa parte.
Sono stati dei fulmini, sono stati incredibilmente bravi!

Un PC ed una Xbox che si trovano a combattere contro il Tutto… ma dai, cerchiamo di essere seri. Le probabilità di spuntarla non sono semplicemente basse ma nulle.

In particolar modo ad essere, e di molto, più brava è stata Google.
In capo a pochi anni Mountain View ha rimodellato sia sè stessa in direzione della serietà, dell’impegno e della qualità.
Laddove fino all’altro ieri c’era un’azienda interessata unicamente al profitto ad ogni costo da un lato, ed un sistema operativo-giocattolo dall’altro, oggi c’è una delle società più solide del mondo, grandi investimenti in ricerca nei settori più avanzati ed il suo sistemino operativo da brutto anatroccolo che era è stato tramutato in splendido cigno solido, veloce, affidabile ed adatto ad ogni tipologia di impiego.
Tutto questo non in decenni ma in un periodo che volendo potrebbe ancora essere calcolato in giorni.

Quando c’è la determinazione, ci sono le prospettive di mercato, ci sono le menti ed il capitale non manca… tutto può essere fatto.
Perfino i miracoli.

Io credo, anzi ne sono convinto, che se Nadella avesse avuto modo di guardare nel futuro e vedere Android 6.0 il progetto Windows 10 non avrebbe mai preso il via.

Perchè Android 6 Marshmallow portava già in sè tutti gli elementi che lo avrebbero reso in seguito l’inevitabile vincitore.
E sottolineo la parola inevitabile.
tanto più ora che ad Android Google ha affiancato un Chrome OS fatto crescere in fretta e furia a colpi di milioni di dollari e risorse umane, che da giocattolino a sua volta inutile è stato fatto maturare fino alla completa integrazione con il Play Store e perfino una versione Enterprise in grado di parlare con i potenti sistemi server di Microsoft.

Non c’è trippa per gatti ragazzi, è finita.

Federico